Referendum 2016: Perché era destinato a fallire

Data: 16/03/2025

Categoria: Politica

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Di Holapaco77 - Opera propria, CC BY-SA 4.0, Collegamento

Il 4 Dicembre 2016 la popolazione italiana fu chiamata al voto per un referendum di tipo costituzionale promosso e fortemente voluto dall'allora presidente del consiglio Matteo Renzi.

Il quesito referendario, composto da un unica domanda, chiedeva se si intendeva approvare o meno:

Durante la campagna elettorale, erano successe due cose che potrebbero sembrare rilevanti per l'esito del referendum ma che, a mio parere, sono in realtà irrilevanti.

Nonostante il secondo punto, il referendum venne respinto con un 59% di voti contrari, decretando così, oltre all'annullamento della riforma, la fine del governo Renzi e la delusione di numerose persone che speravano in un cambiamento per l'Italia.

Sono passati oramai quasi 10 anni da allora ma il ricordo di questa mancata occasione è ancora vivido nella memoria dei suoi sostenitori e ancora oggi, molti pensano che se il primo punto della seconda lista non fosse stato messo in atto, oggi l'Italia sarebbe differente.

Premettendo che il sottoscritto, sebbene all'epoca non potesse ancora votare in quanto minorenne, era tra i sostenitori del no, cercherò di spiegare come mai, a mio parere, questa riforma era destinata a fallire in ogni caso.

Per farlo però, è necessario spiegare brevemente il contesto e ritornare all'Italia della metà degli anni 2010

Il periodo

Siamo nel 2014, Renzi è appena stato eletto e l'Italia non è messa benissimo. I governi Berlusconi l'hanno mezza devastata, il governo Monti l'ha messa a paghetta (per così dire) a causa del debito pubblico alle stelle ed il governo Letta, un governo di larghe intese creato con i voti della sinistra per riportare al governo destra, centristi e Monti (ma non la sinistra), è durato meno di un anno e si è subito tornati ad elezioni.

Quindi, come siamo andati nel 2013?

Il PD era riuscito a fare una decente coalizione di sinistra che però non aveva i numeri per governare e così si era provato a chiedere aiuto ad una formazione nata da poco ma che aveva già raccolto un buon 25% alle elezioni e che, sotto la sua natura camaleontica e strillona, nascondeva in realtà (almeno tra i suoi elettori) un mucchio di delusi dalla sinistra...ma anche molti indecisi

2009 - 2015
Di Simone cyp - Opera propria, CC BY-SA 3.0, Collegamento

Il Movimento 5 Stelle, nasceva in contrasto a tutta la classe politica di quegli anni: Criticavano Berlusconi per i suoi governi corrotti e pieni di leggi ad personam ma anche la sinistra di D'Alema che, più che dire qualcosa di sinistra o non di sinistra...non diceva.

In ogni caso il Movimento rise in faccia alla proposta di alleanza del PD condannando l'Italia al Governo Letta: Un governo in cui PD e Forza Italia GOVERNAVANO ASSIEME (cosa che venne cavalcata dai 5 Stelle per accrescere il loro consenso) ma, come già detto, questo governo per fortuna cadde e a risollevare le sorti di un PD che sembrava essere diventato ciò che aveva giurato di distruggere era arrivato Matteo Renzi, ex sindaco di Firenze, che parla proprio di ROTTAMARE la vecchia classe politica del Partito Democratico e che prometteva grandi cose.

Era un'uomo giovane, all'epoca non aveva ancora 40 anni e parlava di un Europa ancora più vicina, tagli alle tasse, una riforma del lavoro e del parlamento. Un mondo di zucchero e miele nascosto dietro quel dolce sorriso

Ma gli elettori cullati dal dolce sogno del fiorentino, furono presto svegliati da una terribile caduta dal letto che li riportò alla realtà.

Il governo Letta è finito? NO! Ecco a voi il Letta 2.0! Facciamo una panoramica delle features di questa nuova versione:

Aggiunti

Rimossi

Bello questo nuovo PD? Non proprio, o almeno, già all'epoca qualcuno aveva dei sospetti ma ecco che il premier Renzi ed i suoi sostenitori tirarono fuori quella che sembrava un efficace scudo contro le critiche ma che si rivelerà soltanto una lama a doppio taglio: LA RETORICA!

A detta di molti Renzi è un bravo oratore e questo è vero ma gran parte dei suoi argomenti e anche gran parte della sua politica dal 2014 al 2016 si può riassumere con queste frasi:

"Tu non sei d'accordo con me perché non hai capito questa cosa, se l'avessi capita concorderesti con me"..."Non puoi volere tutto subito, le cose si fanno piano piano, non ha senso andare in piazza a protestare. Il governo sta facendo tutto per voi ma non volete capirlo!"..."Vedi questi risultati? Sono tutto merito nostro!" (è un grafico sul fatto che le zanzare sono in diminuzione)

Insomma, appena dicevi qualcosa venivi liquidato e (apparentemente) smontato con fatti, logica e "consenso popolare"

Mi ricorda un vecchio spot elettorale del PCI che prendeva in giro "l'arroganza del potere democristiano"

Per chi non ha visto il video, la gente si lamenta della DC che però li ignora bellamente finché, tutti assieme, li fermano con il voto.

Bene, la premessa è finita, andate in pace! Per chi resta invece...tappatevi il naso!

Il referendum

Dopo aver smantellato lo statuto dei lavoratori ma essersi vantato di aver fatto (almeno) le unioni civili (ma senza adozioni e senza obbligo di fedeltà) Matteo Renzi si preparava ad un referendum che avrebbe cambiato la costituzione e la forma del parlamento, superando il bicameralismo perfetto, riducendo il numero di senatori e trasformandolo in una sorta di Senato delle regioni con un numero ridotto di senatori (solo 100) e con compiti differenti, rendendolo una sorta di consiglio regionale di consigli regionali (metafora mia che spero spieghi che cosa si intende) ma come già detto sopra era previsto anche altro come la soppressione del CNEL, revisione di titoli della costituzione in materia di autonomia regionale e riduzione dei costi delle istituzioni.

Il tutto, ricordiamolo...IN UNA SOLA DOMANDA! Questo, a mio parere (ma già fatto notare da qualcuno all'epoca) è un problema poiché il CNEL è una cosa, il bicameralismo perfetto un'altra ed il Titolo V parte II della costituzione, un'altra ancora e magari qualcuno avrebbe potuto dire: "E se io volessi SOLO abolire il CNEL ma tenermi questo parlamento così come?" (Spero che a Daniele doesn't matter se gli ho rubato l'argomentazione) o viceversa.

Già questo potrebbe aver confuso molti che magari avrebbero potuto decidere di non andare a votare o di votare...boh, forse no, forse si...o forse qualcuno ha scritto sulla scheda: "Ma cos'è il CNEL?"

Pare che molti non sapessero cosa fosse, tanto che a TuttoEsaurito per scherzare lo chiamavano: "Pdorr, figlio di CNEL". Quindi abbiamo anche un errore di comunicazione: i promotori del si al referendum non hanno spiegato cosa fosse il CNEL oppure, se lo hanno fatto, lo hanno spiegato male, ma propendo soprattutto per la prima poiché l'argomento principale era la riforma del senato ed una parziale centralizzazione del potere a scapito delle regioni mentre il CNEL veniva nominato solo per chiedere cosa fosse (spesso senza risposta).

Ma veniamo ai punti principali del fallimento del referendum...o almeno, a quello che secondo molti è il motivo principale del suo fallimento: LA PERSONALIZZAZIONE!

Avendo Renzi dichiarato che, in caso di sconfitta, si sarebbe dimesso o che, addirittura, avrebbe lasciato la politica; molti italiani, delusi dal suo operato, decisero di votare no anche per levarselo di torno e tut'oggi, molti pensano che, senza queste dichiarazioni, il si probabilmente avrebbe vinto più facilmente ma non si tiene conto di una cosa: Se Renzi stava in viso a molti, allora queste persone difficilmente avrebbero approvato la sua riforma, ergo, avrebbero votato no in ogni caso; forse il risultato sarebbe stato leggermente diverso ma probabilmente il no avrebbe prevalso lo stesso.

Inoltre Renzi aveva una determinata agenda politica, se oggi venisse eletto un premier con un agenda politica simile, i detrattori di Renzi daranno contro pure a lui (a meno che non sia capace di presentarsi come qualcosa di completamente diverso da esso, sperando ovviamente che la gente abbocchi) quindi è molto difficile che la gente rifiutasse il referendum solo perché questa riforma l'aveva proposta Renzi.

C'erano però dei detrattori di questo referendum che erano invece intenzionati a votare sì per le seguenti motivazioni: "La riforma non sarà perfetta ma l'Italia ha bisogno di cambiare, ergo voto si per sperare che si sblocchi qualcosa. Se poi la riforma non passa rischiamo di dare il messaggio che i cambiamenti non li vogliamo, nessuno li farà più per parecchio tempo e resteremo fermi...anche perché poi arriva la destra e quella terrà tutto così!"

A mio parere questa è una motivazione parecchio stupida e anzi, trovo che sia il contrario (e nei fatti lo vedremo tra poco): Il fallimento del referendum avrebbe dovuto spingere i suoi promotori a ripensarlo e a proporre qualcosa di differente, anche magari consultandosi con altre forze politiche dalle idee analoghe. Se invece fosse passato, per un po' saremmo stati zitti e magari se ne sarebbe riparlato tra dieci o anche venti anni.

Inoltre sperare che si sblocchi il Parlamento tramite una modifica costituzionale è abbastanza ingenuo: Nella costituzione non c'è scritto che la burocrazia è cosa buona e giusta, i nostri padri fondatori non hanno pensato che fosse un bene inserire 8000 procedure prima di far approvare una legge ma hanno pensato che fosse un bene avere due camere che si controllassero a vicenda e tentare di sbloccare gli iter legislativi cambiando la funzione delle camere è un pochino ingenuo, anche perché, il bicameralismo differenziato, a mio parere non è la soluzione.

Nel nuovo parlamento si avrebbe avuto una camera bassa (eletta dal popolo) che lavorava alle leggi ed una camera alta (quella delle regioni) che controllava le leggi della camera bassa e infine le approvava, magari con qualche modifica. I problemi però, a mio parere sono i seguenti:

L'ultimo motivo per cui, a mio parere, questa proposta non è passata, fu proprio la radicale trasformazione del senato che, al di là che diventasse il senato delle regioni o della repubblica o delle provincie o dei cagnolini a forma di motosega era abbastanza chiaro che il numero di senatori sarebbe stato ridotto e che gli stessi non sarebbero più stati eletti dal popolo, questa ultima cosa in particolare, a mio parere fu ciò che fece storcere il naso a molti poiché venne visto come una perdita di democrazia.

Perchè il referendum del 2020 è passato? Perché oltre ad avere minor quesiti tutti inseriti in un unica domanda era molto semplice, chiedeva semplicemente una riduzione del numero dei parlamentari ma non modificava alcun aspetto della costituzione e, cosa più importante, i senatori erano ancora eletti dal popolo.

Io ero critico anche di questo referendum e anche in quel caso avrei votato no perché non ero d'accordo col taglio dei parlamentari ma, a mio parere, la gente era più rassicurata e, SOPRATTUTTO, anche questo referendum sperava (fallendo) di risolvere gli stessi problemi di quello proposto nel 2016; segno che gli italiani vogliono dei cambiamenti e sono pronti a cambiare, purché non vengano toccati certi punti fondamentali e la struttura del paese rimanga pressoché intatta.

L'errore principale in tutta questa storia, per quanto riguarda Renzi e i suoi seguaci (ma anche degli altri partiti liberali e riformisti), oltre che nella forma del referendum, è voler essere "elitari", distanti dal popolo e dalle sue esigenze trincerandosi dietro un: "Sappiamo quello che stiamo facendo, il problema è che non capite" perché non è vero, per quanto in Italia l'analfabetismo funzionale sia certamente alto, quando si tratta di democrazia, riforme e soprattutto di soldi e di mangiare, la gente capisce bene e certe cose non le accetta: Soprattutto non accetta i vostri piedistalli da cui dite che cosa fare e come salvarsi dall'ignoranza.

Raccomando dunque, a quest'area della politica, un buon bagno di umiltà prima di pensare al prossimo referendum.

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